NATURA, SUONI E MOVIMENTO: ESTER CI FA ENTRARE NEL SUO MONDO DOVE TUTTI SONO DIVERSI MA UGUALI

Ester Veruschi

Ester Veruschi, educatrice, interprete della lingua italiana dei segni (LIS) e assistente alla comunicazione, ci parla del suo ruolo in Gea e dei progetti pedagogici adottati al Nido a Colori di Viterbo.

Ester è un uragano di entusiasmo, sensibilità e competenza. Per Gea la troviamo in numerose vesti, da quella di educatrice al nido a quella di assistente domiciliare, ma con un denominatore che accomuna ogni suo servizio: la lingua dei segni italiana. Una sorta di “bacchetta magica” che arricchisce e rende speciale ogni contesto, favorendo l’inclusione di tutti coloro che ne sono coinvolti. Ester ci parla proprio dell’importanza di rendere accessibile la LIS a tutti e della svolta politica, sociale e culturale trainata dal suo recente riconoscimento legislativo.

CHI SEI?

Sono Ester Veruschi, laureata in Scienze dell’Educazione presso l’Istituto Progetto Uomo. Durante l’università ho iniziato a frequentare corsi di Body-Mind Centering, con i quali ho approfondito il movimento somatico e poi l’educazione del movimento in età evolutiva. Nel frattempo, ho anche intrapreso il percorso sulla lingua dei segni (Associazione Perché Io Segno di Viterbo) e presso l’Accademia Europea Scuola Interpreti LIS, diplomata lo scorso anno come assistente alla comunicazione. Ora sto frequentando il corso da interprete in lingua dei segni italiana e sono in dirittura d’arrivo.

COSA FAI IN GEA?

Sono in Gea dal 2017, immediatamente dopo la laurea. Ho iniziato con l’assistenza scolastica e domiciliare (sia con progetti PAI che comunali) fino ad arrivare al Nido a Colori di Viterbo, dove rivesto il ruolo di educatrice. In tutti i servizi in cui lavoro, pur se diversi tra loro, applico sempre in vari modi la lingua dei segni e in generale tutto ciò che riguarda il movimento, perché credo sia un bagaglio di competenze che arricchisce ogni contesto: dall’attenzione alla motricità e comunicazione nel contesto nido, finalizzate all’inclusione e all’acquisizione di un ulteriore canale comunicativo da parte dei bambini; all’utilizzo nel contesto domiciliare della comunicazione non verbale che va a rafforzare e rendere più chiaro il messaggio verbale nel caso di bambini con disabilità o diversi funzionamenti. La LIS è una vera e propria risorsa, che modulata nei diversi contesti, arricchisce ogni intervento.

CON QUALI TIPOLOGIE DI DISABILITÀ TI RAFFRONTI E QUALI STRATEGIE INCLUSIVE ADOTTI?

In particolar modo con sindromi genetiche rare e disturbi dello spettro autistico. All’interno di queste problematiche troviamo anche situazioni complesse, come la disabilità intellettiva e il ritardo psicomotorio. Ovviamente le strategie che utilizzo vengono cucite su misura in base alle peculiarità dell’utente. Ad esempio, nel contesto nido, se il bambino ha difficoltà nella comunicazione vado ad usare tecniche il più possibile inclusive, utilizzando canali uguali per tutti, come appunto la lingua dei segni oppure uno specifico percorso motorio. Lo stesso vale per l’assistenza domiciliare, in questo caso punto sempre a fornire facilitazioni al bambino/ragazzo nel rapporto con gli altri, attraverso alcuni esercizi e strategie specifiche.

QUALI SONO I PIANI EDUCATIVI ADOTTATI AL NIDO A COLORI?

Quest’anno il progetto del nido è basato sulla natura e sull’esplorazione sensoriale. Nel mio caso utilizzo questo filone per parlare dell’importanza della diversità, perché in natura siamo tutti diversi ma tutti importanti e funzionali ad uno scopo. Gli elementi naturali sono accessibili a tutti seppur con canali diversi: del vento non sento il rumore perché sono sordo, ma sento come mi sfiora la pelle; del fiore non vedo il colore perché cieco, ma sento il suo profumo e la sua consistenza.

Lo stesso vale per il laboratorio di musica che porto avanti una volta a settimana, durante il quale mi diverto con gli strumenti a fiato che amo suonare (flauto, ottavino, flauto irlandese etc.) oppure proponendo ai bambini tanti diversi generi, ritmi e sonorità, in modo da far sperimentare loro la grande forza inclusiva della musica, seppur attraverso melodie molto diverse. Sono tutti modi per esplorare e rispettare le peculiarità di ognuno, concentrandoci sui punti in comune.

COSA PENSI DEL RICONOSCIMENTO DELLA LINGUA ITALIANA DEI SEGNI COME LINGUA UFFICIALE?

Siamo stati gli ultimi in Europa a riconoscere la LIS e uno dei pochi paesi al mondo a non averlo ancora fatto. Fino ad oggi la LIS non era infatti riconosciuta in Italia come lingua, pertanto non godeva di un’identità legale, culturale e sociale, con tutto ciò che ne consegue. Questo riconoscimento è fondamentale per molti aspetti, innanzitutto per il riconoscimento a 360° della comunità sorda, ma anche per le professioni legate alla lingua dei segni (interpreti, assistenti alla comunicazione), per le quali non ci si potrà più improvvisare o peccare di superficialità. Finalmente verrà messa in piedi una rete per i sordi che offrirà più garanzie e servizi in tutto ciò che riguarda il mondo esterno: ospedali, centri commerciali, studi medici, locali pubblici, scuole. L’auspicio è che si proceda in tutti gli ambiti ad una facilitazione nell’accesso ai servizi ai sordi e collateralmente a tutti coloro che usufruiscono della lingua dei segni per difficoltà comunicative o altro.

COSA AMI DEL TUO LAVORO?

Di sicuro la curiosità, che mi spinge sempre a ricercare e a formarmi per dare il miglior risultato possibile. Poi il contatto umano con tante realtà, provenienze e sensibilità, un’opportunità che mi arricchisce ogni giorno come persona e come professionista.

a cura di Cristina Casini
Ufficio Stampa e Comunicazione
Cooperativa Sociale Gea

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